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Corso di dizione
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13 dicembre 2008

Il sonetto monovocalico accentato

Ecco la versione accentata del sonetto di Varaldo.
Buon allenamento!

Nél méntre ch'è trentènne, l'Eccellènte
(nélle Lèttere règge, è légge, splènde)
bèn nél vèntre terrèstre sé né scénde:
ènte perènne, sède dél Fetènte.

C'è gènte grève, erède dél Serpènte
che frème é gème pér venèree mènde,
ché féce pècche bécere é tremènde,
ché pèrse féde e spème é sé né pènte.

Cénere, sélve, bélve, péce, séte,
é fèbbre, vèspe, néve... péne etèrne,
é tènebre pér sèmpre, sé entreréte!

Emèrger prème nélle bréZZe vèrne,
tènder testé vér bèlle estrème mète,
néll'ètere vedér lé stélle estèrne...

Per chi ci segue da poco rimando ai precedenti post sulle vocali
e ricordo:
"è" = "e" aperta (bène, caffè, èh?, cammèllo)
"é" = "e" chiusa (méntre, tré, perché, scémo)
"Z" = "z" sonora (Zorro, Zabaione, aZZurro)

12 dicembre 2008

Una esercizio di lettura dedicato alle "e"

Questo è un sonetto monovocalico in "e" scritto da Giuseppe Varaldo nel suo pregevolissimo e ahimè fuori catalogo libretto ALL'ALBA SHAHRAZAD ANDRÀ AMMAZZATA (Capolavori in sonetti monovocalici. Vallardi, 1993).

Il sonetto che vi trascrivo è dedicato all'Inferno di Dante ed è composto utilizzando solo parole con la lettera "e" (da cui la definizione "monovocalico")

Esercitatevi a pronunciare le parole utilizzando le giuste "e" (aperte e chiuse)
La versione accentata sul prossimo post!

Nel mentre ch'è trentenne, l'Eccellente
(nelle Lettere regge, è legge, splende)
ben nel ventre terrestre se ne scende:
ente perenne, sede del Fetente.

C'è gente greve, erede del Serpente
che freme e geme per veneree mende,
che fece pecche becere e tremende,
che perse fede e speme e se ne pente.

Cenere, selve, belve, pece, sete,
e febbre, vespe, neve... pene eterne,
e tenebre per sempre, se entrerete!

Emerger preme nelle brezze verne,
tender testé ver belle estreme mete,
nell'etere veder le stelle esterne...

Oltre a essere un gran bel sonetto è anche un gran bell'esercizio di dizione e di articolazione!

19 febbraio 2008

Il DOP online, l'AmaZZonia e le storie teSe

Da qualche tempo è in rete il DOP, lo straclassico "Dizionario d'ortografia e di pronunzia" di Migliorini-Tagliavini-Fiorelli su cui si sono "fatti le ossa" generazioni di attori (ma non sempre) e di speaker televisivi (mhmm... molto meno sempre). In pratica è un dizionario che non contiene le definizioni delle parole ma solo la loro pronuncia e ortografia corrette: a differenza dei normali dizionari contiene anche nomi propri, toponimi, parole straniere, ecc. ecc.

L'aspetto divertente e interessante del DOP online è che, oltre a leggere la trascrizione fonetica come sul DOP cartaceo, potete anche ascoltare le pronunce corrette. Il progetto è ancora solo parziale ma in evoluzione (speriamo).

Mi sembra un'iniziativa eccellente e consiglio di tenere bene in evidenza il link al DOP sul proprio browser web (ahahahhah italiano dove sei?), con un'unica avvertenza che vado di seguito a illustrare.

Il DOP (si capisce anche dal titolo esteso, con quel "pronunzia" che quasi nessun italiano usa praticamente più né nello scritto né tantomeno nel parlato) è un riferimento completo ma un po' datato. Nel senso che dà dei termini solo la pronuncia tradizionale o di stampo toscano, anche quando negli ultimi vent'anni tale pronuncia si è generalmente modificata.

Prendo ad esempio un lettore del mio blog (ciao Alberto) che in un commento alle zeta sonore mi scrive di "non essere d'accordo" sulla pronuncia sonora delle zeta di "AmaZZonia" e dice che lui pronuncia "Amazzonia" con le zeta sorde.
Ora è certo che la maggior parte degli italiani dice "Amazzonia" con la zeta sorda, ma è altrettanto certo che la norma tradizionale dell'italiano richiede la zeta sonora.

Se infatti andate sul DOP leggete e sentite parlare solo di una bella AmaZZonia...
Se invece andate a guardare sul DIPI, il dizionario di Canepari che vi ho consigliato in bibliografia, trovate entrambe le pronunce con l'avvertenza che "Amazzonia" è la versione più moderna e usata, mentre "AmaZZonia" è la versione tradizionale.

A questo punto potete scegliere in piena coscienza quale versione utilizzare!

Personalmente ho imparato a suo tempo a dire AmaZZonia e continuo così, in compagnia di Elio nei suoi immortali versi: "Vattene Amèdeo, perché mi ti avvinghi? Tanto anche biondo non sei uguale a Stinghi: lui fa i concerti per l'AmaZZonia, tu la mazzonia la vuoi dare a meeeee!"

Notare come il Poeta dica tradizionalmente "l'AmaZZonia" con le sonore ma "la mazzonia" con le sorde.

Comunque il DOP online lo trovate qui: http://www.dizionario.rai.it/
Invece il testo completo dei versi immortali di EELST è (tra gli altri posti) qui: http://www.forla.net/monociglione/vattene.htm

30 gennaio 2008

Primo sguardo ai dialetti

In questo articoletto introduco una prima suddivisione generale dei dialetti italiani, a mo' di orientamento.

- Dialetti settentrionali
Sono suddivisibili in due gruppi distinti: dialetti gallo-italici (Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Romagna, punta nord della Toscana, parte del Trentino, Canton Ticino) e dialetti veneti (Veneto, parte della Venezia Giulia). Si situano a nord della cosiddetta linea La Spezia-Rimini comprendendo anche la parte delle Marche a nord di Ancona.

- Dialetti centrali e toscani
È l'area di mezzo, delimitata a nord dalla linea La Spezia-Rimini e a sud da quella Roma-Ancona. Comprende anche il Lazio a sud-est del Tevere, l'Umbria a est del Tevere, l'Aquilano, le Marche centrali. I dialetti toscani e il romanesco vanno considerati a parte.

- Dialetti meridionali
Sono suddivisibili in alto-meridionali e meridionali estremi. Al primo gruppo appartengono le Marche meridionali, la maggior parte del Lazio meridionale, l'Abruzzo senza la zona dell'Aquilano, il Molise, la Campania, la Puglia tranne il Salento, la Lucania, parte della Calabria. Al secondo gruppo appartengono le parlate del Salento, della Calabria meridionale e della Sicilia

Il sardo e il friulano possono essere considerati a parte. Molti sono inclini a considerarle tra le lingue di minoranze etnolinguistiche parlate in Italia, insieme al ladino (alcune valli delle dolomiti), al catalano (Alghero), al franco-provenzale (Valle d'Aosta, zone specifiche di Piemonte e Puglia), all'occitano (in alcune valli del Piemonte e in un paese della Calabria: Guardia Piemontese), ai dialetti tirolesi (Alto Adige, Veneto, Friuli), all'alemannico (i Walser in Valle d'Aosta e Piemonte), al cimbrico (Trentino e Veneto), allo sloveno (Friuli), al croato (Molise), all'albanse (alcuni comuni di Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Pugia e Sicilia), ai dialetti greci (Puglia e Calabria) e alle lingue zingariche (Sinti al nord e Rom al centrosud).


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permalink | inviato da scolpirelavoce il 30/1/2008 alle 19:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

28 novembre 2007

Ma lo sapete come sono fatte le corde vocali?

Se provate a chiedere a qualcuno di disegnare le corde vocali e di farvi vedere dove pensano che si trovino, i risultati possono essere davvero imprevedibili... alcuni pensano che siano tipo le corde della chitarra, altri le mettono per lungo nella gola, altri ancora dicono "eh?" e così via. In realtà sarebbe meglio chiamarle "pliche vocali" nel senso di pieghe, perché sono proprio due pieghe di tessuto muscolare coperte di mucosa (bleah!).
Qui trovate una definizione e altre infos: it.wikipedia.org/wiki/Corde_vocali

Qui di seguito invece vi metto due belle fotine disgustose...
Ecco a voi le corde vocali come non le avete mai viste :-)




Nella prima foto state semplicemente respirando... (le pliche non vibrano)
Nella seconda invece state emettendo un qualche suono (le pliche vibrano)


17 novembre 2007

Consonanti sorde e sonore

Molte delle consonanti della lingua italiana vanno a coppie. Cioè le loro caratteristiche fonetiche sono assolutamente identiche tranne che per l'intervento delle corde vocali: nella pronuncia delle consonanti sorde le corde vocali non vibrano; al contrario vibrano quando si pronunciano consonanti sonore.
Le cosiddette consonanti "fricative" sono le migliori per tentare l'esperimento: prendete ad esempio le due fricative labiodentali, ovvero "f" e "v". La loro articolazione è identica, con i denti superiori che si appoggiano al labbro inferiore (vedi simpatico disegnino).



Ora provate a pronunciare "f" tenendo una mano sul collo: nessuna vibrazione
Pronunciate ore "v": sentite che differenza?
Le altre coppie sorda/sonora sono "p" e "b"; "t" e "d"; "c" e "g" sia dure che dolci; le due "s", le due "z".
La fricativa palatale "sc" (come in "sciare") non ha in italiano corrispettivo sonoro... ma in alcuni dialetti sì! Provate a far dire "marchigiano" a un... marchigiano! Per la precisione un marchigiano da Ancona in giù :-)

13 novembre 2007

Altre frasi fonetiche

Ecco alcune frasi fonetiche che possiamo utilizzare per lavorare sulla "è" aperta. Vi ricordo che la particolarità di queste frasi è quella di contenere parole con caratteristiche fonetiche simili, in modo da facilitare l'esercizio e la memoria. In questo caso abbiamo parole che contengono sempre "è" aperta nella sillaba tonica. Alcuni di questi esempi sono adattati dal libro di W. Peraro "Esercizi di pronuncia" (vedi bibliografia).

FRASI FONETICHE CON LA "E" APERTA

• MAESTRO ESIGENTE MA BENEVOLO
• IL CAVALIERE IN CHIESA MISE IL PIEDE SULLA SEDIA
• LO SEPPI IN TEMPO MA NON CREDETTI AL CENTRO
• A SETTEMBRE C'È DIVIETO DI COMMERCIO DISONESTO
• IERI IL CIELO ERA SEMPRE PIÙ BLU (omaggio a Rino)

Occhio alle "è" aperte!

21 ottobre 2007

Le frasi fonetiche

Per memorizzare la corretta pronuncia delle parole italiane il modo migliore è costruirsi delle "frasi fonetiche" da tenere a mente.
Il trucco sta nel riunire in una frase una serie di parole, per esempio, tutte con la "e" chiusa. Ecco alcune frasi-tipo  tratte (con qualche adattamento) dal manuale di W. Peraro "Esercizi di pronuncia" (prossimamente in bibliografia).

FRASI FONETICHE CON LA "E" CHIUSA

• BESTIA! METTI UN FRENO AI DEBITI
• IL DISCEPOLO SI DILEGUA IN FRETTA NELLA SELVA
• INNESCO L’ESCA E PESCO NELLA TRESCA
• DISEGNO UNO SCEMO APPESO A UN SOSTEGNO

Tutte le "e" di queste parole sono chiuse.
È importante costruirsi le proprie frasi utilizzando le parole che si vogliono memorizzare con la pronuncia corretta

10 ottobre 2007

Il triangolo vocalico

I suoni vocalici in italiano standard (o italiano neutro) sono sette.
In realtà, a voler essere scrupolosamente scientifici, sono nove.
Ma per scopi pratici sette vocali bastano e avanzano!

La "a" è una vocale centrale aperta: la pronunciate in mezzo alla bocca e con la bocca aperta

La "i" è una vocale anteriore chiusa: la pronunciate nella parte anteriore della bocca e con la medesima piuttosto chiusa in una specie di sorriso

La "u" è una vocale posteriore chiusa: la pronunciate nella parte posteriore della bocca e anche qui con la bocca piuttosto chiusa in una specie di bacio (o tubo, come vi pare)

Tra la "a" e la "i" troviamo le due "e":
"è" aperta è anteriore semiaperta
"é" chiusa è anteriore semichiusa

Tra la "a" e la "u" troviamo le due "o":
"ò" aperta è posteriore semiaperta
"ó" chiusa è posteriore semichiusa

Ed ecco in sintesi il meraviglioso triangolo vocalico
(nota scientifica: sarebbe meglio parlare e disegnare il quadrilatero vocalico
ma ancora una volta per scopi pratici il triangolo è più semplice)




3 ottobre 2007

L'apparato fonatorio



Ecco uno schema dell'apparato fonatorio umano...


17 settembre 2007

Accento tonico delle mie brame

Ecco la chiave del test sull'accento tonico del precedente post.
Se ne avete azzeccati da quindici a venti non siete messi male :-)

àbrogo e non abrògo
aeròdromo e non aerodròmo
àlacre e non alàcre
amàca e non àmaca
appendìce e non appèndice
baùle e non bàule
bocciòlo e non bòcciolo
cadùco e non càduco
constàto e non cònstato
cosmopolìta e non cosmopòlita
devìo e non dèvio
edìle e non èdile
Friùli e non Frìuli
guaìna e non guàina
incàvo e non ìncavo
mollìca e non mòllica
monòlito e non monolìto
persuadére e non persuàdere
regìme e non règime (checché ne dicano gli ingegnèri!)
zaffìro e non zàffiro

14 settembre 2007

Un piccolo test...

Oltre ai problemi relativi alle "e", alle "o", alle esse e alle zeta, un altro aspetto interessante dell'ortoepia è quello riguardante l'accento tonico. Cioè quell'accento che ci indica quale delle sillabe di una parola va accentuata: "àncora" ha l'accento tonico sulla terzultima (in questo caso anche prima) sillaba; "ancóra" ha l'accento tonico sulla penultima (ovvero la seconda).

Ecco un piccolo test per chi ha voglia di controllare le proprie conoscenze. Sono venti coppie di parole, ma solo una è giusta... Naturalmente non vale andare a guardare sul vocabolario :-)

àbrogo o abrògo?
aeròdromo o aerodròmo?
àlacre o alàcre?
àmaca o amàca?
appèndice o appendìce?
bàule o baùle?
bòcciolo o bocciòlo?
càduco o cadùco?
cònstato o constàto?
cosmopòlita o cosmopolìta?
dèvio o devìo?
èdile o edìle?
Frìuli o Friùli?
guàina o guaìna?
ìncavo o incàvo?
mòllica o mollìca?
monòlito o monolìto?
persuàdere o persuadére?
règime o regìme?
zàffiro o zaffìro?

Alcune vi sembrereanno ovvie e avrete ragione, altre vi sembreranno ovvie e scoprirete di... aver sempre detto sbagliato ;-)

Le soluzioni al prossimo post

13 settembre 2007

Scioglilingua

Ecco qualche scioglilingua da usare negli esercizi di articolazione

- Per quanto tenti di stare attento tanto ti penti e resti scontento
- Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno
- Chi seme di senape secca semina sempre seme di senape secca raccoglie
- Sono senza sesto senso

Sono ideali per parlanti tipici del centro-sud che tendono a sonorizzare le occlusive (soprattutto p e t ma anche k: "attendo", scondendo" "imbarare" "anghe") davanti a "n" e "m". A volte anche le "s" tendono a diventare "z" ("il sole" diventa "il zole"). Sempre le esse possono essere "strascicate"... avete presente De Andrè che fa il napoletano in Don Raffae'?




permalink | inviato da il 13/9/2007 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

11 settembre 2007

Un po' di doppie

Ci sono dei fonemi, in italiano standard, che vanno pronunciati sempre doppi, anche se non sono rappresentati da consonanti doppie.
Questi fonemi sono le consonanti palatali "gli", "sc", "gn" e le nostre due zeta
Quindi parole come
- aglio, figlio, coniglio
- pesce, lasciare, ascia, la scena
- bagno, regno, lasagna
- la zampa, lo zio, ozio, azione
- lo zero, bronzo, uno zuzzerellone
vanno pronunciate con i fonemi suddetti raddoppiati.

Appena scopro come allegare un file sonoro a questi post pubblico qualche esempio

Qui in Abruzzo, in provincia di Teramo, c'è un simpatico borgo che si chiama Mosciano
Tutti pronunciano come se fosse Mociano (con la "c" strascicata) mentre la pronuncia corretta è Mossciano con il fonema sc raddoppiato. La cosa bizzarra è che a pochi chilometri c'è Basciano e stavolta tutti lo pronunciano correttamente...

Misteri delle molte varianti di italiano! :-)

10 settembre 2007

E ora qualche zeta

Anche al segno "z" corrispondono sue suoni diversi, uno sordo (cantzone) e uno sonoro (dzorro). Indico con "tz" il suono di zeta sorda e con "dz" il suono di zeta sonora.

Mentre per le esse le indicazioni sono piuttosto semplici, nel caso di zeta siamo in alto mare...
Molte parole che l'ortoepia tradizionale di stampo toscano voleva con la zeta iniziale sorda come "tzio", "tzucchero", "tzappa"... sono ormai largamente pronunciate anche da parlanti colti con la sonora: "dzio", "dzucchero", dzappa".

Si tratta, per le zeta, di lavorare molto con il vocabolario e fare anche delle scelte ragionate sullo stile di pronuncia che si vuole adottare

Qui consiglio la lettura molto interessante del libro di Luciano Canepari "Mapi. Manuale di pronuncia italiana", in particolare il capitolo sule differenze tra pronuncia moderna e tradizionale.




permalink | inviato da scolpirelavoce il 10/9/2007 alle 9:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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